Ma ‘ndo’ vai se Analytics non ce l’hai?

Ma ‘ndo’ vai se Analytics non ce l’hai?

Che ne sai di chi visita il tuo sito?

 

Finalmente abbiamo il nuovo sito aziendale. Sì, finalmente!, perché ci abbiamo messo tempo (tanto) e risorse, confrontandoci con grafici, programmatori, esperti di contenuti. Ma quanta fatica. È così per molti. Anche per chi i siti li realizza per mestiere.

Dunque, alla fine ce l’abbiamo fatta. Il sito è online e inizia a ricevere le prime visite.

Ebbene, cosa dovremmo chiederci? Le domande sono due e valgono per tutti i siti:

  1. perché gli utenti dovrebbero visitare il nostro sito?
  2. perché lo abbandonano dopo esserci arrivati?

Alla prima domanda, dovremmo aver risposto nella fase di progettazione del sito, definendo con chiarezza obiettivi e  destinatari: ci accontentiamo di visitatori generici? vogliamo lettori? clienti? networker? Prima definiamo gli obiettivi, poi realizziamo lo strumento – il sito – che ci permette di raggiungerli.

Alla seconda domanda, invece, possiamo rispondere solo dopo aver osservato il comportamento degli utenti che visitano il nostro sito. Possiamo farlo con uno strumento gratuito, Google Analytics.

Google Analytics: screenshot

Ci sono delle buone pratiche? Proviamo a suggerire un paio di considerazioni:

  1. una parte degli utenti che visitano il nostro sito, non percepisce in modo chiaro la nostra identità: cosa facciamo, cosa offriamo e quali sono le nostre competenze distintive;
  2. assenza di microinformazioni: ad esempio il telefono o la sede; se sei un dentista, uno stampatore, un elettrauto è fondamentale comunicare in modo evidente dove lavori e i tuoi orari; perché il visitatore deve cercare il telefono all’interno di una pagina e, accade spesso, perderlo quando visita un’altra pagina del sito.

Un esempio positivo? La registrazione a Facebook. È un modello di comunicazione dell’identità aziendale: promessa (“Ti aiutiamo a rimanere in contatto con le persone della tua vita”), immagine in stretta relazione con il testo, incentivo all’iscrizione (“È gratis per sempre”), microinformazioni a supporto dell’interazione (“Come ti chiami?”).

Facebook: Iscriviti. Gratis per sempre.

Un secondo esempio: Google Drive, “Tutti i tuoi file, sempre con te”, con l’immagine che evoca, a supporto, attività professionale, integrazione tra strumenti (computer e smartphone), ambiente domestico (il caffè, il tavolo in legno), la manualità.

Un concentrato di attenzione per gli utenti, per far sì che riescano, tutti, a identificare senza ambiguità la promessa.

Conclusione

Non possiamo conoscere direttamente le persone che visitano il nostro sito. Potrebbero essere locali o di altre città, professionisti del settore o potenziali clienti, potrebbero arrivare sul nostro sito perché qualcuno gli ha parlato di noi o perché hanno fatto una ricerca su Google.

Meglio quindi non presupporre una conoscenza a priori di chi visita il nostro sito. Meglio interrogare i dati di Google Analytics, leggerli – possibilmente con regolarità – e chiedersi cosa possiamo fare per migliorare l’esperienza dei visitatori, migliorando così anche il nostro sito: i tempi di caricamento delle pagine, la visualizzazione su smartphone, la presentazione dei servizi, il “Chi siamo” ecc.

Ci avete mai pensato?